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Viaggiare “a scrocco” ha natura contrattuale?

Il rapporto giuridico che lega un individuo che decide di prendere un treno senza acquistare il biglietto, né regolarizzare la sua posizione a seguito dei controlli, è per il diritto dell’Unione un contratto? E, in ogni caso, a quel rapporto giuridico può applicarsi la disciplina sulle clausole abusive, con la conseguenza che le clausole regolanti il sovrapprezzo richiesto dall’azienda di trasporto per il mancato acquisto del biglietto possano dal giudice essere considerate non vincolanti il consumatore-viaggiatore?

Cominciano con questo interrogativo le conclusioni tracciate dall’Avvocato Generale della Corte UE Giovanni Pitruzzella nelle cause riunite da C-349/18 a C-351-18.

Come ricorda l’Avvocato Generale, ai sensi dell’articolo 9, titolo II dell’allegato I al regolamento (CE) n. 1371/2007, all’inizio del viaggio, il viaggiatore deve essere munito di un biglietto valido e deve presentarlo al momento del controllo. Le condizioni generali del contratto di trasporto possono stabilire che il viaggiatore che non ha il biglietto deve pagare una sovrattassa “oltre al prezzo del trasporto”, che al viaggiatore che si rifiuta di pagare immediatamente il prezzo del trasporto o la sovrattassa può essere imposto di sospendere il viaggio e se è possibile ottenere il rimborso della sovrattassa.

Tuttavia, nessuna direttiva (inclusa la direttiva 93/13, in materia di clausole abusive) e nessun regolamento dell’UE stabilisce con certezza di che natura sia il rapporto che lega il passeggero alla compagnia di viaggio, nè in che momento sorga il vincolo contrattuale.

Tantomeno la normativa dell’UE è d’aiuto nell’inquadramento della fattispecie dello “scroccone fondamentalista“, che non solo non paga il biglietto, ma nemmeno vuole pagare la sovrattassa.

E’, dunque, compito del giudice nazionale stabilire se il viaggiatore sprovvisto di biglietto, che si rifiuti anche di pagare la sovrattassa, è legato o meno da un vincolo contrattuale con il vettore (e, di conseguenza, anche se al relativo rapporto contrattuale si applichino le disposizioni in materia di clausole abusive).

Conclude, quindi, l’Avvocato Generale nel senso che “la direttiva 93/13/CEE non regola le condizioni di formazione del contratto e la disciplina in materia di clausole abusive in essa contenuta si applica, in linea di principio, esclusivamente a rapporti giuridici di origine contrattuale, da qualificarsi dal giudice nazionale sulla base del diritto interno. Nell’ipotesi di un viaggiatore che si avvale del servizio di trasporto senza avere acquistato un biglietto e che, in conseguenza di tale comportamento, è tenuto a pagare un supplemento oltre al prezzo del biglietto, il giudice nazionale dovrà, sulla base del diritto interno, qualificare la natura contrattuale o meno del rapporto e valutare se la disciplina sulle clausole abusive possa trovare applicazione a qualsiasi relazione tra professionista e consumatore, anche a quelle di natura non contrattuale. Inoltre, la valutazione dell’abusività della clausola che impone il pagamento di un supplemento oltre al prezzo del biglietto per il mancato acquisto preventivo e la mancata successiva regolarizzazione, prevista nelle condizioni generali di trasporto, dovrà essere svolta accertando, nel rispetto dell’articolo 3 della direttiva 93/13, che si è verificato un significativo squilibrio nelle posizioni delle parti, anche alla luce del fatto che in una tale ipotesi si intrecciano interessi di natura privatistica e pubblicistica e tenendo conto di tutte le circostanze del caso concreto e, in particolare, dell’antigiuridicità della condotta del consumatore“.

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