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Veneto: le Sezioni Unite a tutela dell’ambiente

Con la sentenza 29 aprile 2021, n. 11291, le Sezioni Unite della Cassazione, pronunciandosi sul caso delle Alpi Orientali (#Veneto) sintetizzano importanti principi in materia di #greeneconomy, energie #rinnovabili e tutela dell’ #ambiente.

Oggetto del ricorso, proposto da un’associazione delle imprese del settore idroelettrico, erano le sentenze del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche che avevano riconosciuto come legittime la deliberazione n. 1988 del 23.12.2015, con cui la Giunta regionale della Regione Veneto ha dettato le indicazioni sull’ammissibilità delle istanze di derivazione a scopo idroelettrico, ai fini della tutela dei corpi idrici, nonché una serie di diversi atti programmatori e pianificatori (inclusi la deliberazione n. 2 del marzo 2016, il Comitato istituzionale congiunto delle due autorità di Bacino operanti nel territorio Veneto – Friuli V.G. – Trentino Alto Adige ha adottato l’aggiornamento del piano di gestione, per il periodo 2015-2021 ed il DPCM 27 ottobre 2017 di approvazione del Piano di gestione per il distretto delle Alpi Orientali) finalizzati a tutelare i corsi d’acqua montani, mitigandone lo sfruttamento a fini idroelettrici.

Secondo la ricorrente, la programmazione e la regolamentazione regionale e nazionale dovevano ritenersi eccessivamente limitative ed ingiustamente penalizzanti. Le misure imposte sarebbero state ingiustamente afflittive per gli impianti idroelettrici, escludendo, di fatto, la possibilità di raccogliere e convogliare in impianti idroelettrici tutti i piccoli corsi d’acqua di montagna. Secondo la ricorrente, la raccolta delle acque provenienti dai piccoli corsi d’acqua montani non avrebbe danneggiato il territorio ma, al contrario, avrebbe valorizzato a suo vantaggio l’utilizzo dell’acqua.

Inoltre, la ricorrente doveva ritenersi irragionevole la programmazione dinanzi detta, per aver limitato l’accesso alla risorsa idrica solo per il “settore” dell’idroelettrico e non anche per quello industriale, molto più inquinante ed invasivo.

Di qui l’articolazione di un unico motivo di ricorso, finalizzato a denunciare “la violazione del Protocollo di Kyoto e delle sue integrazioni, la violazione della direttiva 2009/28/CE nonché la violazione dei principi di ragionevolezza, di uguaglianza, di buon andamento dell’azione amministrativa e di cui agli artt. 3 e 97 Cost. nonché la violazione del principio di generalità e astrattezza delle norme”.

La sentenza del TSAP è stata impugnata anche per aver asseritamente omesso di tener conto delle disposizioni in materia di tutela dell’ambiente per il contenimento del cambiamento climatico, posto che i provvedimenti normativi a livello interno ed eurounitario che incentivano la produzione di energia da fonti rinnovabili hanno come presupposto proprio la tutela ambientale, come evidenziato dalla direttiva 2009/28/CE.

Il principio “no deterioration”.

La sentenza delle Sezioni Unite ha respinto il motivo di ricorso, affermando che le scelte adottate dalle amministrazioni resistenti sono precipuamente volte a tutelare la qualità delle acque, con particolare riguardo ai piccoli corsi d’acqua montani.

Il divieto di captazione a scopi idroelettrici si può validamente imporre quando il bacino sia troppo poco esteso ed anche quando la lunghezza del corso d’acqua sia troppo breve, salvaguardando, così, le acque dei territori di montagna, dotati di un ecosistema particolarmente fragile, e caratterizzati da brevi corsi di acque, come nel caso del Veneto.

La valutazione fatta dalle amministrazioni resistenti e riconosciuta legittima dal TSAP è, allora, corretta.

L’art. 4, comma 1, lettera i), della direttiva 2000/60/CE stabilisce che “gli Stati membri attuano le misure necessarie per impedire il deterioramento dello stato di tutti i corpi idrici superficiali”.

Tale principio – c.d. “no deterioration” è recepito dall’art. 76, comma 4, lett. b), del d.lgs. n. 152 del 2006 ed è anche fatto proprio dall’art. 12-bis del r.d. 1775 del 1933, ai fini del rilascio della concessione ad uso idroelettrico (che non deve pregiudicare il mantenimento o il raggiungimento degli obiettivi di qualità definiti per il corso d’acqua interessato).

Il principio “no deterioration” deriva dal più generale “principio di precauzione” (art. 191 TFUE).

Come ricorda la Cassazione, nell’ordinamento eurounitario, il principio di precauzione è il “cardine della politica ambientale”; questo lo rende un principio sovraordinato rispetto al diritto interno (Cass. S.U. 10 aprile 2019, n. 10018; Cass., S.U., 28 dicembre 2018, n. 33663).

Conclusivamente, nel rapporto tra il principio di precauzione e il principio del sostegno alle energie rinnovabili, nel caso di specie è stato ritenuto legittimamente prevalente il principio di precauzione.