strada comunale

La sdemanializzazione tacita della strada: possibile ma mai probabile

La sdemanializzazione tacita di un bene pubblico è configurabile solo in presenza di atti formali ed inequivocabili della p.a. titolare del bene.

Anche le strade comunali possono formare oggetto di sdemanializzazione tacita essere usucapite. Tuttavia, a tal riguardo, servono atti formali ed inequivoci della p.a., tali da denotare la volontà di dismettere il bene pubblico.

Questo l’insegnamento che si ricava dalla sentenza 21 febbraio 2022, n. 41 della Corte d’Appello di Campobasso.

Come ricordano i giudici di appello, la sdemanializzazione tacita di una strada può anche prescindere da un formale atto di sclassificazione.

Ma per giungere a tale risultato servono “atti univoci e concludenti, incompatibili con la volontà dell’amministrazione di conservarne la destinazione all’uso pubblico”.

Per esempio, in una pure recente sentenza della Corte di Appello di L’Aquila, tali atti e comportamenti sono stati ritenuti sussistere in caso di chiusura di una porzione di strada con un passo carraio ed il suo inserimento nell’elenco dei beni da dismettere.

La sdemanializzazione tacita ed il fattore tempo.

La sdemanializzazione tacita è, in definitiva, un istituto ammesso dalla giurisprudenza (v. Cass. S.U. n. 7739 del 7 aprile 2020), in virtù del quale un bene pubblico perde la caratteristica della demanialità e transita nel patrimonio disponibile della p.a..

La sola circostanza che un bene non sia più adibito da lungo tempo ad uso pubblico non è, però, indice di sdemanializzazione tacita.

Perché tale istituto venga in rilievo, il fattore-tempo non è determinante, servendo, invece, la prova della volontà di rinunciare definitivamente al ripristino dell’uso pubblico.

A tal riguardo, anche il Consiglio di Stato (sez. VII, 15 febbraio 2022, n. 1112) si è pronunciato sulla questione, affermando che il concessionario o comunque il soggetto estraneo alla p.a. che rimanga nella detenzione del bene è un occupante abusivo.

Il mancato compimento di atti possessori non fa alcuna differenza, né la p.a. deve motivare la sua decisione di recuperare il possesso dell’immobile.

Neanche il disuso, il disinteresse o la tolleranza di situazioni incompatibili con l’uso pubblico possono bastare ad integrare gli estremi della sdemanializzazione tacita.