OSP occupazioni di suolo

Occupazione di suolo pubblico a Roma: quando non è possibile

Il tema dell’occupazione di suolo pubblico a Roma è sempre particolarmente sentito, siccome interessa una larga fetta di commercio.

In generale, l’occupazione di suolo pubblico a Roma è regolamentata dalla delibera di Giunta Capitolina n. 21 del 24 marzo 2021.

Questa delibera individua anche i casi in cui l’occupazione non è consentita.

Occupazione di suolo pubblico a Roma: casistica.

Il sopra menzionato Regolamento della Giunta Capitolina, all’art. 12, prevede in quali casi di occupazione di suolo pubblico esso trova applicazione.

In particolare, quando si tratta di individuare le OSP rilevanti, queste consistono in:

  • postazioni di commercio su area pubblica, anche stagionali, con chioschi, banchi, veicoli speciali e/o mezzi attrezzati, fatto salvo quanto previsto dal Nuovo Regolamento delle Attività Commerciali sulle Aree Pubbliche di cui alla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 30/2017 ss.mm.ii.;
  • chioschi per la somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
  • de-hors strumentali ad esercizi di somministrazione e realizzati con le strutture di cui all’art. 12, comma 3, lett. i) e con gli arredi previsti dal Catalogo dell’Arredo Urbano Commerciale;
  • postazioni di produttori agricoli su area pubblica;
  • spettacoli viaggianti;
  • chioschi-edicole per vendita di quotidiani e periodici in forma esclusiva;
  • cabine telefoniche;
  • attività produttive su area pubblica (quali ad esempio noleggio senza conducente di biciclette, pattini, segway e simili; locker-storage per il ritiro e la consegna di merci; macchine automatiche per la distribuzione di fototessere, fotocopie e simili; attività artigianali; ecc.).

Occupazione di suolo pubblico a Roma: quali esclusioni.

Sempre l’art. 12 del Regolamento di Giunta Capitolina prevede i casi di esclusione di OSP.

Da questo punto di vista, è fondamentale distinguere tra “viabilità principale” e “viabilità secondaria”.

Il comma 2 dell’art. 12 stabilisce, infatti, che sulle sedi stradali della viabilità principale non sono consentite nuove occupazioni di suolo pubblico salvo, previo parere del Dipartimento Mobilità e Trasporti, su marciapiedi (ma vedi il comma 3) o all’interno di aree riservate alla sosta delimitate con elementi fissi ed aventi accessi ed uscite ben definiti a condizione che non riducano il numero di stalli di sosta tariffata eventualmente presenti.

Il comma 3 del medesimo articolo disciplina le OSP sulla “viabilità locale”.

In questi ambiti, le nuove concessioni non possono essere rilasciate:

  • sulle isole salvagente di larghezza inferiore a 10 metri e sugli spartitraffico;
  • sulle isole di canalizzazione o isole di traffico;
  • in prossimità di monumenti e, comunque, ad una distanza inferiore a 5 metri dagli stessi;
  • in corrispondenza di impianti semaforici e di aree di fermata del trasporto pubblico di linea, se ricadono in un’area di lunghezza inferiore a 10 metri dagli impianti e dalle paline di fermata e per una fascia di larghezza di 2 metri di profondità calcolata dal ciglio del marciapiede. Tale fascia di rispetto (funzionale alla visibilità della fermata, all’attestamento delle persone ed alla salita e discesa dei passeggeri), deve intendersi ulteriore alla fascia di marciapiede da riservare alla circolazione pedonale, salvo diverso parere del Dipartimento Mobilità e Trasporti. Nel caso di presenza alla fermata del trasporto pubblico di pensilina, la profondità predetta deve essere misurata dal limite della pensilina opposto alla carreggiata;
  • nelle curve, in prossimità delle stesse, in corrispondenza delle intersezioni e relativi triangoli di visibilità, secondo quanto previsto dal Nuovo Codice della Strada;
  • in corrispondenza di rampe di intersezione, di corsie di canalizzazione o di preselezione;
  • in corrispondenza di attraversamenti pedonali;
  • in posizione antistante l’ingresso di parchi, giardini, edifici pubblici e di interesse pubblico, sale cinematografiche, attività di media e grande distribuzione, accessi ad abitazioni, locali in genere e finestre ubicate a mezzanino, salvo che in questo ultimo caso non venga presentata apposita dichiarazione liberatoria con firma autenticata rilasciata da terzi aventi diritto di affaccio (luce e veduta) sull’area oggetto di richiesta di occupazione di suolo pubblico, nonché in posizione antistante i varchi di accesso/uscita di stazioni ferroviarie e metropolitane entro una distanza di 20 metri perpendicolarmente agli accessi stessi e 4 metri sui lati (fatte salve ulteriori prescrizioni dell’Autorità di Pubblica Sicurezza);
  • sulle sedi stradali adibite a carreggiata, tranne che: – all’interno delle isole pedonali e nelle aree in cui è prevista l’esclusione totale o parziale del traffico, rispettando le condizioni di cui al successivo articolo 13; – nelle strade ove sia possibile sottrarre porzioni di sede stradale non necessaria al transito pedonale e veicolare senza che ciò comprometta la circolazione stradale con particolare riguardo all’utenza debole della strada nonché all’accesso e transito dei mezzi di soccorso/emergenza. In tal caso le occupazioni dovranno essere protette da pedane amovibili a filo del marciapiede e da elementi dissuasori di sosta. Tale ipotesi ricorre solo nel caso in cui per le dimensioni del marciapiede il rilascio dell’occupazione suolo pubblico non possa essere consentito ai sensi di quanto previsto dal Nuovo Codice della Strada;
  • qualora comportino l’attraversamento di una carreggiata da parte del personale di servizio e/o degli avventori”.

“Glossario” dell’OSP.

Alcune nozioni del Regolamento sopra detto sono state definite dalla giurisprudenza di riferimento, sia civile che amministrativa.

In particolare, quanto alla nozione di “sede stradale”, questa è stata recentemente scrutinata dal TAR Lazio (II Ter), che, con ordinanza 8 settembre 2021, n. 4659, ha affermato che “la nozione di “sede stradale”, cui fa riferimento all’art. 20 d. lgs. n. 285/92, identifica la “superficie compresa entro i confini stradali. Comprende la carreggiata e le fasce di pertinenza” (art. 3 comma 1 n. 46 d. lgs. n. 285/92) e, quindi, comprende anche l’area di parcheggio la quale, benché collocata fuori della carreggiata (art. 3 comma 1 numero 34 d. lgs. n. 285/92), è, comunque, situata entro i confini stradali”.

Altro importante concetto è quello di OSP in aree di parcheggio.

A tal riguardo, il Consiglio di Stato (sez. V, 11 ottobre 2019, n. 6916) ha  chiarito che “se oggetto della richiesta di concessione è il tratto di strada esterno alla carreggiata, è, di regola, sottratta alla fruizione della collettività indistinta l’area di sosta dei veicoli”.

Dunque, il parcheggio è esterno alla carreggiata.

Aggiunge il Consiglio di Stato che ai Comuni “…compete la scelta dei limiti consentiti l’occupazione di suolo pubblico a privati per fini di proprio interesse e definire, così, il rapporto tra la quantità di aree a sosta a pagamento e aree a sosta libera”.

Dunque, la regolamentazione comunale può consentire o vietare l’OSP in aree di sosta, sia libera che a pagamento, secondo le regole proprie della discrezionalità amministrativa.