Fontana di Trevi, Roma

Occupazione di suolo pubblico a Roma: regolamenti e scenari economici

A livello generale, l’occupazione di suolo pubblico a Roma è disciplinata dal Regolamento di cui alla delibera di Giunta Capitolina n. 21 del 24 marzo 2021.

Il suddetto Regolamento disciplina il canone patrimoniale per l’occupazione di suolo pubblico di cui all’articolo 1, comma 819, lettera a), della legge 27 dicembre 2019, n. 160.

Tra le novità più interessanti, il rinnovato art. 2 dispone che “Per “occupazione di suolo pubblico” si intende l’utilizzazione di aree e spazi, soprastanti e sottostanti il suolo pubblico, appartenenti al demanio o al patrimonio indisponibile di Roma Capitale…”.

Per quanto riguarda gli impianti pubblicitari, invece, questi sono disciplinati da due delibere dell’Assemblea Capitolina:

Ovviamente, anche agli impianti pubblicitari si applica il regolamento sul canone unico, che riguarda anche l’imposta pubblicitaria.

Occupazione di suolo pubblico: quale pianificazione?

A livello di OSP nel centro storico, l’atto di pianificazione più importante adottato da Roma Capitale sono i Piani di Massima Occupabilità.

Questi sono strumenti di pianificazione funzionali ad individuare forme omogenee di occupazione di spazi pubblici di notevole interesse.

Negli ambiti diversi dal centro storico, oltre al generale Piano Generale del Traffico Urbano, vi sono una serie di atti interni all’amministrazione capitolina che orientano il settore delle OSP.

Tra questi, la circolare” QH/2021/10630 del 17 marzo 2021 del Mobilità e Trasporti di Roma Capitale, che riguarda le OSP Covid 19 relative alla viabilità primaria.

Serve il contratto per ogni OSP.

Venendo, infine, alla più recente giurisprudenza, si segnala che il TAR Lazio, con sentenza dell’11 aprile scorso (n. 4347) ha riaffermato il principio per cui è sempre necessario un contratto di concessione di OSP.

La volontà di obbligarsi della p.a. non può mai desumersi per implicito da fatti o atti, dovendo essere manifestata nelle forme richieste dalla legge.

Il contratto scritto “ad substantiam” è la forma in cui si deve manifestare la volontà della p.a., quanto a concessione di bene pubblico.

Il principio, secondo il TAR, vale sia nel caso di occupazione di fatto del bene, sia di continuativa occupazione all’esito di una concessione scaduta.

E’, da questo punto di vista, irrilevante il pagamento delle somme corrispondenti al canone, perché tali somme valgono solo a compensare l’occupazione sine titulo.

Occupazione di suolo pubblico: aspetti economici.

Fino ad oggi, 19 aprile 2022, sono più di 6.000 le domande di occupazione di suolo pubblico presentate a Roma, legate all’emergenza da COVID 19.

Tutto questo, a fronte di 151.895  attività di “somministrazione di alimenti e bevande” censite nel territorio comunale, ad aprile 2022.

Tali attività sono presenti soprattutto nei quartieri centrali (nel I Municipio sono 3.318; 1.657 nel II Municipio), ma quanto più ci si allontana dal centro, i numeri decrescono.

Non si tratta solo di nuove domande di occupazione di suolo pubblico, ma anche di richieste di ampliamento di concessioni già rilasciate.

Quello delle OSP è, dunque, uno dei settori economico-patrimoniali più importanti per le casse comunali, tenendo conto anche dei 1.786 impianti pubblicitari attualmente censiti.