Niente soldi ad Equitalia

L’aggio richiesto da Equitalia non deve diventare una sanzione che va ad aggiungersi a quelle già poste dalla legge a carico del contribuente.

Equitalia, dunque, non può pretendere che il debitore paghi un compenso sproporzionato, quando questa si sia semplicemente limitata a notificare una cartella. Un compenso (aggio) palesemente troppo alto non ha alcuna giustificazione.

Questo il principio affermato dalla Commissione Tributaria Provinciale di Treviso, con sentenza della VIII sezione, n. 84 del 25 settembre 2012, nella quale si legge che, dovendosi negarsi natura sanzionatoria all’aggio preteso da Equitalia, deve riconoscersi la sua natura retributiva.

Ebbene, nel caso in cui il contribuente contesti l’importo di tale aggio, il creditore – vale a dire Equitalia o, comunque, il soggetto incaricato della riscossione – dovrà dimostrare e documentare di aver veramente svolto l’attività per la quale richiede il compenso.

La sola attività di notifica della cartella (che, peraltro, ricordiamo, deve avvenire nel rispetto dei canoni di legge, vale a dire tramite ufficiale giudiziario e non semplicemente a mezzo posta), però, non giustifica un aggravio del 4,65% sulle somme dovute.

Diversamente ragionando, si finirebbe con il qualificare l’importo richiesto a titolo di aggio come una sorta di “sanzione mascherata”, non giustficata, nè giustificabile alla luce delle disposizioni che qualificano gli importi dovuti ad Equitalia quale compenso per la sua attività.

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