La mancata indicazione dei costi aziendali di sicurezza non è causa di esclusione

Il TAR Bari, con sentenza breve 1429 del 2013, ha proposto un orientamento a favore delle concorrenti a gare pubbliche, per quanto attiene alla individuazione degli elementi che possono condurre alla esclusione dalla gara.

Si fa riferimento – per confutarlo – al concetto di eterointegrazione della normativa di gara “in malam partem”, vale a dire al principio per cui la carenza della indicazione formale dei costi aziendali, in sede di offerta, determinerebbe ex se ed in via automatica la inammissibilità della candidatura.

Con la sentenza in commento, il TAR Puglia mostra di aderire all’orientamento (seguito anche dall’Autorità di vigilanza) secondo il quale l’omessa specificazione degli oneri da “rischio specifico” non giustifica la sanzione espulsiva, ma impone la valutazione della congruità dell’offerta (v. AVCP, parere 8 marzo 2012 n. 27).

In definitiva, secondo il TAR Bari, il principio di “tassatività delle cause di esclusione” (v. art. 46 del codice dei contratti pubblici) porta a dubitare del fatto che l’omessa indicazione dei costi aziendali rientri nell’ipotesi di “difetto di altri elementi essenziali”, posto che tale dato non rappresenta un elemento decisivo ai fini dell’attribuzione del punteggio sul contenuto dell’offerta, bensì un costo separato.

Se, dunque, la lex specialis nulla dice in ordine all’onere d’indicare espressamente i corsi di sicurezza aziendale, l’esclusione non può essere comminata, né la normativa di gara può essere integrata a sfavore del concorrente nel caso un cui la stessa taccia su di un punto sì rilevante.

L’articolo 87 Cod. appalti deve essere interpretato nel senso che la stazione appaltante, se ritiene indispensabile acquisire dati certi sui costi aziendali (da utilizzare in sede di verifica di congruità), deve prevedere come obbligatoria l’indicazione espressa degli oneri di sicurezza e sanzionare la relativa mancanza.

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