La dequotazione della motivazione nell’atto impositivo (cartella muta, il giudice la capisce).

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 2373/2013) ha affermato il principio per cui non può essere annullata per difetto di motivazione una cartella esattoriale motivata per relationem, quando sia provato che il contribuente abbia precedentemente impugnato gli atti presupposti dalla cartella stessa.

Ad avviso della Suprema Corte, il difetto di motivazione (in specie nei casi di motivazione per relationem) della cartella esattoriale, fondante sui precedenti avvisi di accertamento impugnati dal contribuente in sede giudiziale, non può condurre automaticamente alla dichiarazione di nullità della cartella medesima.

In particolare, è da ritenersi che le disposizioni inerenti la motivazione del provvedimento amministrativo e tributario (tra le quali, la S.C. cita anche l’art. 21 octies, comma II, della l. 7 agosto 1990, n. 241, inerente la conservazione del provvedimento amministrativo) ostino alla richiesta di annullamento della cartella, proprio perchè la motivazione di questa è normalmente connessa al richiamo dei precedenti atti impositivi (già noti al contribuente e, nella fattispecie, da questi impugnati).

Il procedimento che la S.C. sembra aver intrapreso, in definitiva, non appare dei più rassicuranti, se solo si considera che, con una nota sentenza di due anni fa, la stessa Corte aveva affermato che la cartella inerente l’Iva può essere emessa anche senza una specifica e puntuale motivazione, qualora sia fondata sulla dichiarazione presentata dal contribuente (sentenza n. 3948 del 18 febbraio 2011).

La sentenza che si annota – in teoria – potrebbe anche essere condivisa, se, tuttavia, a fronte della dequotazione della motivazione della cartella esattoriale vi fosse la affermazione della necessità di consentire al contribuente di accedere ad un dialogo vero e sostanziale con la amministrazione finanziaria e, comunque, con la p.a..

Si può, infatti, rinunciare alla estensione della motivazione della cartella, se, però, questa scaturisca da un confronto dialettico effettivo con il Fisco, confronto che non si esaurisca nella pura forma (ma tale affermazione non si legge apertamente nella sentenza in questione).

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