inadempimento

Il “lieve” inadempimento del concessionario

Il TAR Lazio, II bis, con sentenza 29 marzo 2021, n. 3814, individua alcuni comportamenti che non portano alla revoca in autotutela della concessione demaniale (o alla sua decadenza per grave inadempimento del concessionario).

La fattispecie recentemente risolta dal TAR del Lazio con la sentenza che si annota vedeva contrapposto un concessionario demaniale al Comune di Pomezia. Il Comune – a seguito di accertamenti condotti sull’area oggetto di concessione – aveva rinvenuto elementi indicativi di un comportamento inadempiente del concessionario.

Da quanto emerge dalla sentenza, l’amministrazione concedente aveva contestato le irregolarità riscontrate, arrivando ad innescare un procedimento sfociato, poi, nella revoca della concessione demaniale a scopi turistico-ricreativo oggetto di inadempimento del concessionario.

Il concessionario ha impugnato il provvedimento dinanzi al TAR, deducendo che i comportamenti ivi censurati non fossero di tale gravità da condurre alla risoluzione per inadempimento grave e deducendo, inoltre, altri motivi di carattere procedimentale.

Per il TAR ha ragione il concessionario.

Non tutti i comportamenti inadempienti hanno lo stesso peso, ve ne sono alcuni che possono condurre semplicemente ad una diffida da parte dell’amministrazione concedente.

In particolare, secondo il Tribunale di Via Flaminia, rientrano in questo elenco” di inadempimenti di minor conto:

  • la mancata corretta delimitazione dell’area,
  • l’ assenza di un percorso che permettesse ai disabili di arrivare fino alla battigia,
  • la minore estensione delle tecnostrutture per le zone d’ombra e di quella adibita al primo soccorso rispetto a quanto previsto in convenzione,
  • la presenza di una bombola del gas appoggiata sull’arenile,
  • il mancato rinvenimento delle strutture adibite a zone d’ombra con tavoli e sedie, pur previste dalla convenzione
  • la presenza sull’arenile di una doccia in legno a cielo aperto avente la superficie di mq 2,89 non inserita nel grafico della convenzione.

Se queste inadempienze sono dovute a fattori climatici sfavorevoli (una forte mareggiata ed il vento, nella circostanza) e se vengono in rilievo alla fine della stagione balneare, allora non possono portare alla caducazione della concessione, ma solo ad una “tirata d’orecchie al concessionario.

La somma non fa più il totale!

Forse il TAR Lazio avrebbe potuto dedicare qualche giorno in più alla valutazione della fattispecie; la sentenza in questione, infatti, non convince per niente ed è stilisticamente discutibile.

Dal punto di vista stilistico, si evidenzia come la Sezione II Bis non richiami a sostegno della sua decisione alcuna norma giuridica, se non l’art. 21 bis della l. 7 agosto 1990, n. 241 (e solo “passim”).

Invero, la decisione del TAR fonda sulla sola valutazione dei fatti dedotti in causa, alla luce del principio di proporzionalità (“...in applicazione del principio di proporzionalità e per un migliore perseguimento dell’interesse pubblico alla migliore fruizione della spiaggia libera da parte della collettività, non consentano di considerare integrato il presupposto del grave inadempimento all’origine del provvedimento di decadenza, né tantomeno né appaiano così determinanti da aver fatto venir meno l’intuitus personae alla base del contratto, non essendo suscettibili, per la occasionalità o la marginalità delle condotte, di compromettere l’affidabilità del concessionario“).

La parte in diritto, però, è fondata più che altro sull’analisi dei fatti di causa, per come emersi durante il processo. Questo modo di redigere la sentenza non consente facilmente di comprendere quale norma l’amministrazione ha violato, in un modo talmente grave da condurre all’annullamento del provvedimento impugnato.

Dal punto di vista contenutistico, la decisione non è condivisibile, perchè si sofferma su ogni singolo inadempimento, valutandone la presunta “minore rilevanza“, senza considerare l’insieme delle violazioni riscontrate.

La logica “settoriale” del TAR Lazio finisce per travalicare il principio di proporzionalità (trifasica?). Questo non consiste tanto nel valutare i singoli comportamenti, ma, al contrario, nel valutare l’aspetto “sostanziale” del rapporto tra amministrazione ed amministrato, in modo tale da applicare, ove possibile, la sanzione più mite tra quelle che comunque consentono di raggiungere lo scopo.

La sentenza, inoltre, finisce pure per innescare un meccanismo tutt’altro che virtuoso, avendo elaborato una sorta di “elenco delle violazioni di minore importanza, quando, invece, anche la reiterazione e la sommatoria di comportamenti inadempienti apparentemente poco “gravi può assumere rilevanza ai fini della gravità dell’inadempimento “complessivo” (v. ad es., Trib. Roma, VIII, n. 13341 del 18 giugno 2015; Trib. Milano, I, n. 11847 del 26 novembre 2018).

Questo argomento, però, non pare sia stato preso in considerazione da parte del Tribunale. O forse non è stato dedotto.