Impianti sportivi

Impianti sportivi di Roma Capitale: la revoca-decadenza

Nel caso recentemente deciso dal TAR Lazio (II, 15 giugno 2022, n. 7999), si fa il punto sull’istituto della revoca-decadenza della concessione di impianti sportivi di Roma Capitale.

La revoca-decadenza in questione era disciplinata dal vecchio regolamento sugli impianti sportivi di Roma Capitale: la delibera di Giunta comunale n. 170 del 2002.

Attualmente la fonte regolamentare in vigore è rappresentata dalla delibera dell’Assemblea Capitolina n. 11/2018, che disciplina diversamente l’istituto.

Dal punto di vista concettuale, però, l’analisi del TAR Lazio è comunque importante.

Impianti sportivi di Roma Capitale: il regolamento vecchio e nuovo.

Nel vecchio regolamento sugli impianti sportivi, invero, piuttosto articolato nelle modalità procedimentali, erano causa di revoca-decadenza l’uso improprio degli impianti, il mutamento degli scopi sociali, la violazione della convenzione, ecc..

Attualmente il nuovo regolamento sugli impianti sportivi regola la decadenza dalla concessione agli artt. 19 e 21.

L’art. 19 inerisce le trasformazioni della compagine societaria del concessionario, trasformazioni che devono essere preventivamente comunicate all’amministrazione.

L’art. 21 inerisce specifiche ipotesi di inadempimento della concessione (ad es.: lo sviamento dell’uso delle strutture, il mancato pagamento delle rate del canone, ecc.).

La revoca-decadenza dalla concessione di bene pubblico.

Il TAR Lazio,, richiamandosi alla nota sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 18/2020, innanzitutto afferma che il provvedimento di decadenza non ha natura sanzionatoria.

Stante, poi, il fatto che tale tipologia di provvedimento ha natura vincolata, per il TAR Lazio si deve anche affermare “l’assoluta irrilevanza dell’eventuale omessa comunicazione di avvio del procedimento, giusta il disposto dell’art. 21 octies” della l. 7 agosto 1990, n. 241.Infine, il TAR afferma pure che “il termine di conclusione del procedimento, anche se ad iniziativa d’ufficio, ha natura meramente ordinatoria od acceleratoria”.

Di conseguenza, il suo superamento non dovrebbe acquisire alcuna rilevanza, anche in seguito all’introduzione dell’art. 2 bis alla l. 7 agosto 1990, n. 241.