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Il rinnovo tacito della concessione demaniale

Con sentenza 27 febbraio 2019, n. 1368, la VI sezione del Consiglio di Stato ha fatto il punto della situazione in merito a rinnovo e proroga delle concessioni demaniali marittime, in merito all’acquisizione delle opere pertinenziali realizzate dal concessionario in vigenza della concessione e, infine, in merito al contrasto di detti istituti con i principi del diritto dell’Unione Europea.

Secondo il consiglio di Stato, successivamente alla sentenza “Prontoimpresa” (Corte di Giustizia dell’Unione Europea 14 luglio 2016, n. 458/14, 67/15), qualunque norma abbia l’effetto di reintrodurre il rinnovo automatico delle concessioni demaniali marittime è da ritenersi illegittima per contrasto con il principio di libertà di stabilimento del diritto dell’UE, indipendentemente dal fatto che tale disposizione sia stata specificamente presa in considerazione dalla Corte di Giustizia nella predetta sentenza.

In sintesi, il Consiglio di Stato ha ribadito (v. Cons Stato, VI, 3 dicembre 2018, n. 6853) il proprio orientamento, in base al quale il rinnovo della concessione è a tutti gli effetti “una nuova concessione” che si sostituisce alla precedente scaduta. La proroga, invece, determina il prolungamento delle concessioni (senza soluzione di continuità) ancora in essere. Dunque, scaduta la concessione originaria, si verifica ipso iure, in base all’art. 49 del Codice della navigazione, la devoluzione allo Stato.

Ebbene, a dispetto del rinnovo, le opere non agevolmente rimuovibili realizzate dal concessionario devono ritenersi comunque acquisite al demanio, ex lege. L’atto di acquisizione è solo dichiarativo ed il rinnovo non posticipa affatto la traslazione proprietà, la quale già si è realizzata in via automatica alla scadenza del termine di durata della precedente concessione.

A seguito della procedura d’infrazione n. 2008/4908, aperta dalla Commissione UE per incompatibilità con l’art. 43 del Trattato istitutivo della Comunità europea del rinnovo automatico, la normativa adottata successivamente ha disposto (v. art. 1, comma 2, d.l. 5 ottobre 1993, n. 400, convertito in l. 4 dicembre 1993, n. 494; art. 1, comma 18, d.l. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito in l. 26 febbraio 2010, n. 25) l’abrogazione dell’istituto del “diritto di insistenza” dell’art. 37 del Codice della navigazione, ha fissato (in ragione di entità e rilevanza economica delle opere realizzate dal concessionario) la durata delle concessioni, tra sei e venti anni ed ha stabilito la proroga al 31 dicembre 2015 delle concessioni per finalità turistico-ricreative. Per chiudere la procedura di infrazione, l’art. 11  della l. 15 dicembre 2011, n. 217 ha abrogato il rinnovo automatico (art. 1, comma 2, d.l. n. 400 del 1993).

Sicché oggi l’istituto del rinnovo automatico e tacito delle concessioni demaniali non esiste più nell’ordinamento italiano.

La sentenza 16 luglio 2016 della Corte di Giustizia dell’UE ha, notoriamente, statuito che: “…l’articolo 12, paragrafi 1 e 2, della direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, relativa ai servizi nel mercato interno, deve essere interpretato nel senso che osta a una misura nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che prevede la proroga automatica delle autorizzazioni demaniali marittime e lacuali in essere per attività turistico-ricreative, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati. L’articolo 49 TFUE deve essere interpretato nel senso che osta a una normativa nazionale, come quella di cui ai procedimenti principali, che consente una proroga automatica delle concessioni demaniali pubbliche in essere per attività turistico-ricreative, nei limiti in cui tali concessioni presentano un interesse transfrontaliero certo”.

Pertanto, è illegittimo per violazione dell’ordinamento comunitario l’art. 1, comma 18, d.l. 30 dicembre 2009, n. 194, convertito con modificazioni dalla l. 26 febbraio 2010, n. 25. Anche l’art. 24, comma 3-septies, d.l. 24 giugno 2016, n. 113, convertito con modificazioni dalla l. 7 agosto 2016, n. 160, è da ritenersi illegittimo per violazione dei medesimi principi di diritto comunitario come sintetizzati nella sentenza Corte di Giustizia dell’Unione Europea 14 luglio 2016, n. 458/14, 67/15. Tale ultima norma reintroduce, di fatto, un rinnovo automatico delle concessioni.

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