I temi del mese

Nel mese di Febbraio 2021, il maggior dibattito giurisprudenziale si è incentrato sul regime giuridico applicabile alla concessioni demaniali marittime a scopo turistico ricreativo.

La materia è terreno di confronto tra le istanze dei concessionari attuali, i quali invocano la normativa nazionale (l. 17 luglio 2020, n. 77) che prevede un’ulteriore proroga delle attuali concessioni demaniali marittime (CDM) e quanti ritengono, invece, applicabili le disposizioni del TFUE e della direttiva 123/2006/CE (“direttiva Bolkestein”), in materia di concorrenza nel mercato delle concessioni di beni pubblici.

In merito, si segnalano due sentenze del Consiglio di Stato.

Con la sentenza n. 1416 del 16 febbraio 2021, la IV sezione del Consiglio di Stato ha affermato la necessità di affidare le CDM attraverso un procedimento di scelta del contraente caratterizzato da un confronto concorrenziale aperto ed effettivo.

Con la sentenza 16 febbraio 2021, n. 1436, poi, il Consiglio di Stato, sezione VI, ha anche chiarito che la considerazione del regime giuridico derivante dall’applicazione della “direttiva Bolkestein” è tale per cui anche in sede di ottemperanza la p.a. può valutare tale aspetto innovativo rispetto al provvedimento in relazione al quale è richiesta l’esecuzione jussu judicis. La sentenza in parola la si segnala anche per l’elegante applicazione dell’art. 32 CPA (mutamento di rito e rinvio del fascicolo al giudice di primo grado).

Cosa rischia il concessionario uscente che si rifiuta di liberare l’area oggetto di concessione? Può incorrere persino in una imputazione penale per abusiva occupazione del demanio. Lo chiarisce la Cassazione, sez. III penale, con sentenza 21 gennaio 2021, n. 3581, secondo la quale: “il reato di abusiva occupazione di spazio demaniale marittimo si configura anche in caso di occupazione protrattasi oltre la scadenza del titolo, a nulla rilevando l’esistenza della pregressa concessione e la tempestiva presentazione dell’istanza di rinnovo (Sez. 3, n. 34622 del 22/06/2011, Barbieri, Rv. 250976)“.

Secondo la Cassazione nemmeno il pagamento dei canoni annuali di concessionee esclude l’elemento psicologico del dolo, se non per solo il periodo antecedente alla data di recepimento della “direttiva Bolkestein” (8 maggio 2010).