Corte di Cassazione

Enti pubblici non economici esenti dal canone OSP se…

Solo gli enti pubblici non economici sono esenti dal canone OSP, se non agiscono per scopi commerciali, ma per quelli istituzionali.

Questo è il principio che si desume dalla sentenza 12 gennaio 2022, n. 728 della Sezione V della Corte di Cassazione.

Secondo la Cassazione, il presupposto impositivo della TOSAP (oggi Canone Unico, v. infra) è costituito dall’occupazione di uno spazio del demanio o del patrimonio indisponibile dell’ente locale, anche abusiva.

Inoltre, in base all’art 49 lett. a) del D.Lgs. n. 507 del 1993, sono esenti dalla tassa le sole occupazioni effettuate dallo Stato, dalle regioni, province, comuni e loro consorzi, da enti religiosi per l’esercizio di culti ammessi nello Stato, da enti pubblici di cui all’art. 87, comma 1, lett. c), del T. U. imposte sui redditi, approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, per finalità specifiche di assistenza, previdenza, sanità, educazione, cultura e ricerca scientifica”.

Come tutte le norme che prevedono agevolazioni o esenzioni tributarie, l’art. 49 sopra citato deve intendersi come soggetto a stretta interpretazione.

Di conseguenza, secondo la Suprema Corte, ai fini del beneficio fiscale devono sussistere un requisito soggettivo e un requisito oggettivo: il requisito soggettivo è dato dall’essere il soggetto che pone in essere l’OSP un ente pubblico non economico (l’ATER, nel caso analizzato); il requisito oggettivo è rappresentato dal fatto che l’occupazione deve essere effettuata solo ed esclusivamente nel perseguimento di una delle finalità pubblicistiche indicate dalla norma di esenzione.

Il canone unico di cui alla legge 160/2019.

La sentenza sopra riferita riguarda il caso della TOSAP, imposta soppiantata dal canone unico disciplinato dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160, art. 1, commi da 816 ad 847.

Tuttavia, detta ultima normativa prevede, al comma 833, che sono esenti dal canone “le occupazioni effettuate dallo Stato, dalle regioni, province, città metropolitane, comuni e loro consorzi, da enti religiosi per l’esercizio di culti ammessi nello Stato, da enti pubblici di cui
all’articolo 73, comma 1, lettera c), del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per finalità specifiche di assistenza, previdenza, sanità, educazione, cultura e ricerca scientifica“.

La nuova normativa, dunque, ripete nella forma e nella sostanza la previgente disposizione dell’art. 49 sopra menzionato. Di conseguenza, la ratio espressa dalla Cassazione si estende anche alle OSP disciplinate dalle disposizioni della l. 160/2019 e dai Regolamenti comunali adottati in esecuzione della stessa legge.

Il caso di Roma Capitale.

Come noto, il Regolamento OSP di Roma Capitale è contenuto nella delibera di Giunta Capitolina n. 21 del 24 marzo 2021. Il Regolamento, all’art. 19, prevede che il canone non è dovuto per le  “occupazioni effettuate dallo Stato, regioni, province, altri comuni e loro associazioni o consorzi, per lo svolgimento di attività istituzionali, oppure dagli enti religiosi per l’esercizio di culti ammessi oppure dagli enti pubblici, di cui all’articolo 73, comma 1, lettera c), del Testo Unico delle imposte sui redditi approvato con il decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, per finalità di assistenza, previdenza, sanità, educazione, cultura e ricerca scientifica“.

Quindi, anche nel caso di Roma Capitale il canone unico è dovuto se gli enti pubblici non economici che pongono in essere occupazioni di suolo pubblico agiscono per finalità diverse da quelle pubblicistiche.

A tal riguardo, però, va osservato che – almeno a Roma – la base imponibile del canone per le OSP è unicamente rappresentata dall’occupazione di aree di proprietà pubblica, con esclusione, diversamente dal passato, delle aree di proprietà privata soggiacenti all’uso pubblico di passaggio.

In conclusione, per quanto riguarda Roma Capitale vige la regola per cui gli enti pubblici non economici sono esenti dal canone OSP, se non agiscono per scopi commerciali, ma per quelli istituzionali; diversamente, questi scontano il canone se pongono in essere una OSP al di fuori delle loro competenze istituzionali. Ciò a meno che l’occupazione gravi su di un’area privata, eventualmente soggiacente al pubblico passaggio.

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