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Enoturismo: Stato e Regioni brindano all’intesa

Il turismo enogastronomico è una delle forme di turismo più affermate in Italia, con un volume d’affari che supera i 12 miliardi di euro.

E’ stata finalmente raggiunta l’intesa tra il Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo e le Regioni, ai sensi dell’art. 1, comma 504, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, sullo schema di decreto ministeriale recante le linee guida e gli indirizzi in merito ai requisiti ed agli standard minimi dell’attività enoturistica.

L’enoturismo è un sottosettore dell’attività turistica istituito a livello normativo dalla Finanziaria 2018 (l. 27 dicembre 2017, n. 205), art. 1, commi 502/506. Tali commi prevedono che con il termine “enoturismo” si intendono “tutte le attività di conoscenza del vino espletate nel luogo di produzione, le visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione della vite, la degustazione e la commercializzazione delle produzioni vinicole aziendali, anche in abbinamento ad alimenti, le iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito delle cantine”. L’avvio dell’attività enoturistica deve essere preceduto da segnalazione certificata di inizio attività (SCIA, v. infra), ai sensi dell’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241, in conformità alle normative regionali ed agli standard disciplinati dal pro futuro decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali (che, con legge n. 97 del 9 agosto 2018, è diventato titolare delle funzioni statali in materia di turismo), di concerto con il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo, adottato d’intesa con la Conferenza Stato/Regioni. A tale fonte regolamentare è demandata la definizione delle linee guida e degli indirizzi in merito ai requisiti ed agli standard minimi di qualità delle produzioni vitivinicole del territorio, per l’esercizio dell’attività enoturistica.

Si tratta di una scelta indispensabile, tenendo conto del fatto che il settore enoturistico italiano conta sul maggior numero – a livello mondiale – di DOC ed IGP, vanta indiscusse eccellenze, a livello di mercato (si pensi all’Amarone o al Valpolicella), ma è anche continuamente bersagliato dall’Italian Sounding (un altro modo di dire “contraffazione”).

Con il decreto ministeriale si aggiunge l’ultimo tassello alla disciplina dell’attività enoturistica, prevedendosi, all’art. 1, che le attività enoturistiche consistono in tutte le attività “formative e informative” rivolte alle produzioni vitivinicole del territorio ed alla conoscenza del vino, in special modo “DOP” ed “IGP”. A titolo esemplificativo vengono elencate le seguenti attività: le visite guidate ai vigneti, alle cantine, ai “musei del vino”, le iniziative di carattere didattico, culturale e  ricreativo svolte nelle cantine e nei vigneti (quali la vendemmia didattica, la degustazione e la commercializzazione anche in abbinamento ad alimenti) sono tutte attività connesse, ex art. 2135 Cod. civ..

L’art. 2 del decreto individua e disciplina i criteri generali di organizzazione (apertura settimanale, prenotazione on line, pubblicità, standard urbanistici e formazione del personale), di esercizio (la degustazione deve essere effettuata mediante calici di vetro, i locali devono essere adeguati alle attività svolte dall’impresa, il materiale informativo deve essere stampato in almeno tre lingue, incluso l’italiano). L’art. 3, poi, consente al Ministero di istituire un logo nazionale dell’enoturismo.

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