OSP occupazioni di suolo

Diniego di OSP: le motivazioni contano

Durante la stagione estiva, le attività di somministrazione avvertono la necessità di dotarsi di spazi esterni per i clienti e, di conseguenza, risentono nei casi di diniego di OSP.

Rappresenta un dato di fatto quello per cui, con l’aumentare il numero delle domande, aumentano anche i casi di diniego di OSP, fondati o meno che siano.

Nei due precedenti che si annotano, i provvedimenti adottati da Roma Capitale sono stati ritenuti illegittimi, per carenza di istruttoria. Nel primo caso, in via cautelare; nel secondo, nel merito.

Il diniego di OSP: l’importanza dell’istruttoria.

Nel caso deciso da TAR Lazio, II TER, ord. caut. n. 3944 del 22 giugno 2022, il TAR ha accolto, ai fini del riesame, il ricorso contro un diniego di OSP non istruito correttamente.

Si trattava di un caso di OSP ricadente in “Città Storica” (zona di pregio ambientale e culturale), ma fuori dall’ambito di PMO (Piani di Massima Occupabilità, vale a dire delle zone del “centro storico” con una particolare valenza).

La ricorrente aveva osservato che l’art. 20 Cod. Strada consente le OSP su strade di tipo “E” ed “F” in ambiti di pregio ambientale o culturale (il “centro storico” o, nel caso di Roma Capitale, la “Città Storica”), se non si determina intralcio alla circolazione.

Ovviamente, per appurare se tale requisito sussiste, l’amministrazione deve compiere un’attività istruttoria effettiva e “sul campo”. Ove questa difetti, il diniego di OSP (o la sua revoca o decadenza sanzionatoria) può essere ritenuto illegittimo per carenza di istruttoria.

Il diniego di OSP: l’importanza della motivazione.

Nel caso deciso da TAR Lazio, II TER, n. 8846 del 28 giugno 2022, il TAR analizza il perimetro della motivazione del diniego di OSP. In questo caso, il TAR ha affermato il seguente principio:

“…lo sforzo motivazionale che (sulla base del generale disposto dell’art. 3 della legge n. 241/90) è richiesto all’Amministrazione che adotta un provvedimento è quello di esplicitare il collegamento fra l’interesse pubblico perseguito, le regole astratte ritenute applicabili e la vicenda concreta sottoposta al suo esame, permettendo al lettore destinatario la comprensione delle eventuali distonie che giustificano, se del caso, l’intervento limitativo della p.a., anche al fine di consentire la verifica della correttezza del potere in concreto esercitato, nel rispetto di un obbligo da valutarsi caso per caso in relazione alla tipologia dell’atto considerato…”.

Un passo della sentenza del TAR Lazio

Ove il diniego di OSP non raggiunga tale standard minimo (soprattutto per non essere stato preceduto da una attenta e sufficientemente approfondita fase istruttoria), il provvedimento è, con ogni probabilità, da ritenersi illegittimo.

Conclusioni.

In conclusione può dirsi che, quanto alle domande di OSP, è la fase dell’istruttoria ad assumere la maggiore rilevanza, perché essa determinerà l’esito domanda.

Non sempre, però, questa fase risulta correttamente svolta dalla p.a. procedente. Diviene, quindi, di fondamentale importanza prendere parte al procedimento sin da subito.

Il diniego di OSP è normalmente preceduto dall’adozione dell’avviso ex art. 10 bis, l. 7 agosto 1990, n. 241. E’ soprattutto in questa fasa che la ditta richiedente deve saper interloquire con l’amministrazione, portando argomenti giuridici e documentali a fondamento della sua richiesta.

Senza una attenta fase di partecipazione, infatti, è possibile che il provvedimento adottato sia un diniego illegittimo o che, di contro, si ritenga illegittimo un diniego ineccepibile e ci si convinca della possibilità di ricorrere avverso di esso, con aggravio di costi.