Stabilimento balneare a Bibione

Costo di costruzione: il concessionario demaniale paga per intero

Il concessionario demaniale paga l’intero importo del costo di costruzione, perché non agisce come “longa manus” della p.a. concedente.

Niente sconti per il concessionario demaniale, anche se l’opera da realizzare consiste in un edificio di pubblico interesse.

Questo l’insegnamento che si ricava dalla sentenza TAR Veneto, II, 21 aprile 2022, n. 582, sentenza interessante anche perché precisa i contenuti dell’istituto del costo di costruzione.

Il pronunciamento è riferito al caso di una società mista pubblico-privata, titolare della concessione demaniale di parte dell’arenile di Bibione.

La società ricorrente aveva chiesto l’esenzione dal contributo di costruzione per interventi realizzati nell’ambito di un programma di riqualificazione urbanistica.

Gli interventi consistevano nella realizzazione di un fabbricato, adibito in parte a sede dei VV.F.F., di un deposito di bombole di GPL (in disponibilità del Comune) ed in un gattile.

Il concessionario demaniale non è esente.

Secondo il TAR, gli interventi realizzati possono anche rientrare nella casistica di opere esenti dal pagamento del costo di costruzione.

Tuttavia, la ricorrente, pur se concessionario demaniale, non agisce come “longa manus” dell’amministrazione concedente e, di conseguenza, è tenuta a pagare per intero il costo di costruzione.

Concessionario demaniale e concorrenza.

Il ragionamento seguito dal TAR Veneto è certamente condivisibile in questa specifica circostanza, perché la società concessionaria, sebbene mista, opera in via imprenditoriale.

Sebbene la sentenza non affronti il punto, deve, quindi, ritenersi che la scelta del socio privato e l’affidamento della concessione demaniale siano avvenuti con gara pubblica.

La sentenza in questione, quindi, può ritenersi corretta nel caso in cui il concessionario demaniale svolga “in concorrenza” con altri operatori il servizio ad esso affidato.

Meno condivisibile sarebbe stato il pronunciamento del TAR nel caso in cui il concessionario non fosse stato scelto con gara e perseguisse scopi di carattere generale e non imprenditoriale.

In questo caso, infatti, emergerebbe il requisito di “pubblicità soggettiva” del concessionario, ipotesi di esenzione dal pagamento del costo di costruzione.

In un precedente articolo, infatti, avevamo notato come il soggetto pubblico che agisce per scopi pubblici deve ritenersi esente da canone unico comunale, in relazione alla sua situazione soggettiva. Questa ipotesi di esenzione dal canone può essere estesa anche alla fattispecie del costo di costruzione.

Gli oneri concessori in generale.

Il principio dell’onerosità del permesso di costruire è sancito dall’art. 11, comma 2, del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380, recante il T.U. Edilizia.

L’art. 16 del T.U. precisa che il relativo contributo è costituito da “oneri di urbanizzazione” e da “costo di costruzione”.

L’art. 17 del citato T.U. prevede alcune ipotesi tassative e di stretta interpretazione di riduzione e di esonero dal contributo di costruzione.

L’esonero dal costo di costruzione presuppone la sussistenza di due requisiti che devono sussistere contemporaneamente:

  • il carattere pubblico o di interesse generale delle opere da realizzare;
  • il fatto che le opere debbano essere eseguite da un ente istituzionalmente competente o da privati che abbiano un legame istituzionale con la p.a..

Il secondo di questi requisiti consiste nel fatto che il privato abbia agito quale organo indiretto della p.a. e si ravvisa in capo al “concessionario di opera pubblica” o al “delegato”.

La quantificazione del costo di costruzione.

Secondo l’Adunanza Plenaria 12/2018, l’obbligazione di corrispondere il contributo di costruzione ex art. 16 T.U. nasce nel momento in cui viene rilasciato il titolo edilizio.

L’atto di imposizione e quantificazione del contributo ha natura ricognitiva e contabile, siccome deriva dall’applicazione di tabelle parametriche predisposte dalle Regioni.

Tuttavia la quantificazione del contributo di costruzione varia in relazione alle destinazioni d’uso degli edifici realizzati (residenziali, commerciali, direzionali o destinati allo svolgimento di servizi ex art. 19, comma 2, T.U.).

Di conseguenza, nel permesso di costruire (o nel separato atto di conguaglio) devono essere chiaramente indicati i criteri di determinazione del contributo di costruzione.

La mancanza di chiarezza, sul punto, rende illegittima la determinazione del costo di costruzione e, conseguentemente, anche la restituzione dell’eccedenza pagata.

La natura di atto paritetico della quantificazione del costo di costruzione, tuttavia, fa sì che alla richiesta di ripetizione ed alla richiesta di conguaglio si applichino le norme sulla prescrizione.