Contratti di rete e pubbliche amministrazioni

Potrebbero essere ammesse alle gare di appalto le imprese che hanno sottoscritto un valido contratto di rete. In particolare, le “imprese in rete” dovrebbero gareggiare secondo le norme che regolano i raggruppamenti temporanei o i consorzi.

Questa è una delle novità previste nella bozza di decreto legge sulla semplificazione, sottoposto il 28 settembre 2012 all’esame del Consiglio dei ministri, di modifica dell’art. 34, d.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, “Codice dei contratti pubblici”.

L’inclusione delle reti di impresa nel novero dei soggetti ammessi alle gare di appalto rappresenterebbe una enorme opportunità per i soggetti imprenditoriali che si siano riuniti nella formazione di una rete di imprese, solitamente imprese medio/piccole, che, per loro natura non potrebbero aspirare alla partecipazione a procedure di appalto particolarmente remunerative, stante la presumibile indisponibilità di mezzi organizzativi (nella maggior parte dei casi: SOA e fatturato), e finanziari (idealmente: capitalizzazione, dotazione di strumenti di impresa).

La proposta di modifica della normativa in materia di appalti pubblici prevede che alle reti di imprese si applichino le disposizioni dell’articolo 37 del Codice dei contratti pubblici (in materia di ATI, RTI e Consorzi ordinari di concorrenti), se ed in quanto compatibili con quelle afferenti alla rete di impresa (e, di riflesso, deve ritenersi, anche con i singoli contratti di rete).

Nel dettaglio, la bozza di decreto, all’art. 19, prevede – tra le altre novità – che all’art. 34 del D. lgs.12 aprile 2006, n. 163 (che individua i soggetti ammessi alle gare pubbliche) siano  apportate le seguenti modifiche: “…al comma 1, dopo la lett. e) aggiungere la seguente: “e-bis ) le aggregazioni tra le imprese aderenti al contratto di rete ai sensi del comma 4-ter, dell’articolo 3, del decreto legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla legge 9 aprile 2009, n. 33, e successive modificazioni”…“.

L’azione normativa (in itinere) si colloca in un filone intrapreso nel 2009 e proseguito fino ai nostri giorni, che favorisce la aggregazione delle imprese medio-piccole, solitamente caratterizzate da un basso grado di competitività, se singolarmente considerate, ma che possono trovare il modo di esprimere potenzialità economiche ed imprenditoriali ben più elevate se scelgono la via del raggruppamento in rete (ricordiamo che, recentemente, la stessa Autorità per la Vigilanza sui contratti Pubblici aveva diramato un documento di consultazione pubblica inerente proprio il rapporto tra ammissione in gara e contratto di rete “…auspicando l’introduzione di una disciplina di favore per l’accesso delle reti di impresa alle procedure di gara”).

Da un punto di vista economico, gli ultimi anni ci hanno dimostrato che le piccole e medie imprese acquisiscono una maggiore competitività (traducibile in termini di minori costi, maggiori ricavi, possibilità di sviluppare il “business” anche su mercati nuovi, innovatività nella produzione di beni e servizi) dalla associazione in rete.

Tale fenomeno di potenziamento e recupero della capacità competitiva si è avvertito concretamente nel mercato privato, sul quale le reti di impresa si stanno facendo largo come attori di primo piano, ma le rigide disposizioni del Codice dei contratti non consentivano una piena ed effettiva estensione del “valore aggiunto competitivo” anche nel settore dei contratti con la pubblica amministrazione.

Evidentemente, era ora che intervenisse la presa di coscienza del fatto che la rete di impresa è lo strumento attraverso il quale anche il settore pubblico può giovarsi delle esternalità positive indotte dalla collaborazione stabile e duttile che caratterizza il contratto di rete.

Attenzione, però. Almeno secondo la bozza del decreto all’esame del Consiglio dei Ministri, le reti di imprese possono accedere al settore delle gare pubbliche solo se nella misura in cui la rete è strutturata in modo tale da aderire alle disposizioni in materia di raggruppamenti temporanei di imprese o consorzi semplici.

Conseguentemente, se le imprese che vogliono operare sotto forma di rete intendono anche qualificarsi come offerenti nelle procedure di appalto, è molto probabile che debbano redigere un contratto di rete “su misura”, che tenga conto delle norme in materia di contrattualistica pubblica (o, nel caso in cui il contratto di rete sia stato già stipulato, rivederlo ed aggiornarlo, al fine di rendere accessibile anche il mercato pubblico).

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