demanio idrico e bonifiche

Consorzi di bonifica e demanio idrico: tutela della sicurezza e responsabilità

I Consorzi di bonifica, secondo la normativa nazionale (art. 59, RD 13 febbraio 1933, n. 215), sono “persone giuridiche pubbliche”.

Nella legislazione regionale i Consorzi di bonifica sono individuati come “enti pubblici”  (v., ad es., LR Lazio, 21 gennaio 1984, n. 4, art. 18; LR Emilia Romagna, 2 agosto 1984, n. 42, art. 12).

Altre normative regionali definiscono i Consorzio di bonifica come “enti pubblici economici” (v. ad es., LR Veneto 8 maggio 2009, n. 12, art. 3).

In ogni caso, tali enti non svolgono attività di impresa, ma servizi ecosistemici (a volte aventi anche finalità di salute pubblica), in regime di “fallimento del mercato”.

Il “territorio” dei Consorzi di bonifica.

I consorzi di bonifica esercitano le funzioni loro delegate dalla normativa primaria e dai loro statuti in relazione ad uno specifico perimetro consortile.

Normalmente queste attività consistono nella regimentazione dell’attività e delle opere di bonifica e di irrigazione, nonché nello svolgimento di ulteriori attività di diritto pubblico.

Tali consorzi possono anche stipulare contratti di diritto privato, ad esempio per consentire a soggetti estranei al perimetro consortile di fruire delle opere di bonifica (v. TAR Salerno, III, 6 aprile 2022, n. 863).

La tutela delle opere di bonifica.

Il compito fondamentale dei Consorzi di bonifica rimane, comunque, la corretta gestione delle opere di bonifica e nella funzione pubblica di bonifica.

Queste opere pertengono al demanio idrico e sono tutelate da una serie di disposizioni funzionali al corretto svolgimento dell’attività di bonifica.

Tra tali disposizioni, il divieto di costruzione di opere lungo gli argini dei corsi d’acqua, previsto dall’art. 96, lett. f), del R.D. n. 523 del 1904.

Il divieto è diretto ad assicurare lo sfruttamento delle acque demaniali e (soprattutto) il libero deflusso delle acque di fiumi, canali e scolatoi (TAR Salerno, II, 16 marzo 2022, n. 748).

Questa misura di tutela si applica anche nelle procedure di condono edilizio e coinvolge qualunque manufatto collocato a meno di dieci metri dalla sponda del corso d’acqua interessato.

L’art. 96, lett. f) ha carattere sussidiario rispetto alle previsioni della specifica normativa locale, che può essere contenuta anche nello strumento urbanistico

Tali strumenti urbanistici possono derogare alla norma statale solo se espressamente destinati alla regolamentazione delle distanze dagli argini.

A tal fine, gli strumenti urbanistici devono esplicitare le condizioni e le esigenze che giustifichino una distanza diversa da quella di legge (v. Cass. civ., Sez. un., n. 19813/2008).

Le deroghe alla distanza di sicurezza sono quelle previste dall’art. 133, comma 1, lett. a), del R.D. n. 368/1904, che, però, riguarda solo le opere di bonifica e le loro pertinenze.

La responsabilità dei Consorzi di bonifica.

I Consorzi di bonifica, pur non essendo normalmente “concessionari” delle opere loro affidate dalla normativa statale e regionale, sono, in ogni caso, loro detentori.

La situazione di detenzione è tale per cui il Consorzio, a fini civilistici, assume la veste di “custode” dei corsi d’acqua ad esso affidati, come nota il (v. Trib. Forlì, 7 marzo 2022).

Il non corretto svolgimento dell’attività manutentiva dei corsi d’acqua consortili può determinare l’insorgenza di responsabilità in capo ai Consorzi ex art. 2051 Cod. civ..

Tale responsabilità può sorgere in varie ipotesi; ad esempio, nel caso di cattiva manutenzione delle opere di bonifica o di omessa vigilanza su di esse.

L’orientamento recentemente espresso dal Tribunale di Forlì è in linea con l’interpretazione della Suprema Corte.

In particolare, con ordinanza 4 giugno 2021, n. 15574, le Sezioni Unite hanno affermato che l’obbligo di custodia delle opere di bonifica deriva dalla normativa statale e regionale.

Dunque, pur dovendosi verificare caso per caso se la Regione ha disposto una diversa distribuzione delle competenze in tema di manutenzione, non è, invece, indispensabile rinvenire uno specifico atto di consegna delle opere al Consorzio.