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Il TAR Lazio si pronuncia sul “condono demaniale”

Con l’ordinanza cautelare n. 2122 del 9 aprile 2021, il TAR Lazio, sez. II bis, ha analizzato il caso di una istanza di definizione del contenzioso di cui all’art. 100 del D.L. 14 agosto 2020 n. 104.

L’istituto giuridico introdotto dall’art. 100 del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, convertito con significative modificazioni dalla L. 13 ottobre 2020, n. 126, è normalmente definito come “condono demaniale” e consisteva in una modalità di estinzione delle procedure coattive di recupero dei canoni demaniali non versati dai titolari di concessioni demaniali marittime a scopo turistico-ricreativo.

Dal punto di vista contenutistico, l’art. 100 del decreto legge 14 agosto 2020, n. 104, al comma 5, aveva anche disposto una sospensione ex lege, fino al 15 dicembre 2020, dei procedimenti amministrativi pendenti alla data di entrata in vigore del medesimo decreto, afferenti:

  1. al recupero dei canoni demaniali non pagati dai concessionari;
  2. alla riscossione coattiva dei canoni non pagati;
  3. alla decadenza dalla concessione per il mancato versamento dei canoni.

Tutte queste situazioni potevano essere definite bonariamente, previa domanda di condono, mediante versamento di una rata unica, pari al trenta percento dell’importo dovuto, o di diverse rate, da corrispondere in massimo sei anni, per un importo pari al sessanta percento del dovuto, come per legge.

Le altre limitazioni al condono.

Il provvedimento normativo in questione trovava applicazione con riguardo ad una vasta gamma di situazioni patologiche facenti capo all’evasione dei canoni demaniali da parte dei concessionari.

Tuttavia il “condono demaniale” (e la connessa sospensione dei procedimenti e dei provvedimenti di recupero e di decadenza) non riguardava affatto tutti i possibili casi di decadenza dalla concessione demaniale.

In primo luogo, solo ed esclusivamente i provvedimenti ed i procedimenti afferenti alla “conduzione delle pertinenze demaniali, laddove i procedimenti  o i provvedimenti siano connessi all’applicazione dei criteri per il calcolo dei canoni di cui all’articolo 03, comma 1, del decreto-legge 5 ottobre 1993, n. 400” erano oggetto di considerazione da parte del Legislatore, non anche i procedimenti afferenti ai “canoni tabellari”.

In secondo luogo, erano previste altre ipotesi di inapplicabilità della normativa sul condono.

Il comma 6 dell’art. 100, infatti, ha previsto che: “le disposizioni di cui ai commi 5, 7, 8, 9 e 10 non si applicano quando siano in corso procedimenti penali inerenti alla concessione nonché quando il concessionario o chi detiene il bene siano sottoposti a procedimenti di prevenzione, a misure interdittive antimafia o alle procedure di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159”.

La norma in questione fa diretto ed inequivoco riferimento alla pendenza di “procedimenti penali”, indipendentemente dallo stato in cui si trovano; non rileva, quindi, la loro definizione.

La regola del caso.

Nel caso di specie, il Comune resistente aveva rigettato sia l’istanza di definizione ai sensi dell’art. 100 d.l. n. 104/2020, sia la richiesta di proroga della concessione dichiarata decaduta ed aveva anche adottato un bando per l’affidamento della concessione demaniale in parola.

Secondo il TAR Lazio, è corretta, da parte dell’amministrazione, l’applicazione del comma 6 dell’art. 100, che esclude l’applicazione delle possibilità di definizione agevolata e degli altri benefici in materia di concessioni demaniali “quando siano in corso procedimenti penali inerenti la concessione”.

Niente condono, dunque, per i soggetti che, prima dell’entrata in vigore della normativa anzidetta, erano già sottoposti a procedimento penale, indipendentemente dallo stato in cui questo si trovava.

L’ordinanza appare, sul punto, ben motivata, tenendo conto del fatto che le norme sui condoni – in generale – sono da considerarsi come “eccezionali” e di stretta interpretazione. Di conseguenza, se è vero che esse consentono di ricomporre situazioni conflittuali, è anche vero che devono trovare applicazione solo ed unicamente in presenza dei presupposti di legge.