Che fine farà il Piano paesaggistico della Regione Lazio?

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Il piano territoriale paesaggistico della Regione Lazio è il piano che avrebbe dovuto disciplinare ed organizzare il paesaggio della regione e stabilire gli usi consentiti del territorio. Interessa molto a molti cittadini. E invece…

Forse non tutti sanno che il 14 febbraio non è soltanto il giorno di S. Valentino. Rappresenta anche la ricorrenza (puntualmente onorata) del rinvio dell’entrata in vigore del Piano territoriale paesaggistico della Regione Lazio.

In breve, si dirà che il paesaggio della Regione Lazio è disciplinato (meglio, pianificato) da vari piani territoriali paesaggistici, che, appunto, prendono l’acronimo di PTP (alcuni dei quali sono “gentilmente” pubblicati su internet). Il Piano territoriale paesaggistico (PTPR) è un PTP esteso a tutto il territorio regionale. Tale piano fu adottato dalla Giunta Regionale con delibera n. 556 dell’ormai lontano 25 luglio 2007 e fu fatto oggetto di circa 20.000 osservazioni. In base all’allora vigente art. 21 della legge regionale n. 24 del 6 luglio 1998, avrebbe dovuto essere approvato entro il 14 febbraio 2013.

Da allora, la sua entrata in vigore è sempre “rimbalzata da un S. Valentino ad un altro, con la solita “leggina”. Sembra strano, ma anche nel 2019, è stata rinviata l’approvazione del piano territoriale paesaggistico della Regione Lazio. Può sembrare una notizia non da prima pagina, se non fosse che sono anni che diverse migliaia di cittadini laziali aspettano che la Regione si doti di uno strumento di pianificazione paesaggistica moderno ed adeguato al cambiamento del territorio, ma la meta si allontana di un anno ogni anno. L’ultimo rinvio (al 14 febbraio 2020) è stato deciso proprio perché, rinvio dopo rinvio, nemmeno il PTPR sembra più attuale (o comunque potrebbe non esserlo).

La decisione assunta, per l’ennesi volta, nel 2019 non è dunque quella di definire in modo omogeneo la tutela del paesaggio regionale (e, semmai, di intraprendere una revisione di porzioni di piano che si ritengono inattuali), ma di rifarsi a piani paesaggistici frammentari, vecchi di decenni (furono compilati tra la fine degli anni ’80 ed il 2000) e sicuramente superati da uno stato di fatto evidentemente disconosciuto dai parlamentari regionali, che, però, ben possono scegliere di procedere in tal senso. Per rendere l’idea, basti pensare che, secondo il PTP 1/1 (Marcigliana), parte delle zone a ridosso di Via della Bufalotta sono considerate paesaggio agrario “di pregio”, cosa che, per chi conosce il quartiere, sembra una sfida alle leggi della logica. Ma gli esempi potrebbero continuare, a volte è persino difficile trovare sulla cartografia di questo o quel PTP il lotto di terreno che interessa, semplicemente perché, magari, all’epoca di adozione della cartografia, la viabilità era completamente diversa.

Uno stato di fatto, quello a cui si assiste da qualche anno a questa parte, che ben sintetizza il concetto di esercizio del potere legislativo e di soggezione del cittadino al volere del legislatore (in questo caso regionale), con buona pace della certezza del diritto. In ogni caso, in teoria, la Regione ha adesso un altro anno per porre in essere le verifiche del caso e decidere se è ancora opportuno andare avanti con “echi fossili” o dare finalmente una normativa moderna al paesaggio regionale. Vedremo se il prossimo 14 febbraio si assisterà all’ennesimo rinvio o a qualcosa di diverso.

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