Corte di Cassazione

Il canone per occupazione di suolo pubblico

La Corte di Cassazione, sez. III, con sentenza 7188 del 2022 ha ribadito che il canone per occupazione di suolo pubblico ha natura contrattuale e non tributaria.

La natura non tributaria del canone per occupazione di suolo pubblico con sentenza 21959/2015 delle Sezioni Unite e con sentenza 31331/2019 della sezione tributaria.

Ora la Suprema Corte torna sul concetto per cui il pagamento del canone ha la sua giustificazione nel contratto di concessione (o nel rapporto sanzionatorio).

La debenza del canone trova la sua ragione, dunque, in un rapporto privatistico contrattuale o illecito.

Proprio per queste ragioni, l’amministrazione comunale non può esigere il canone unico direttamente con ruolo esattoriale, dovendo prima dotarsi di un titolo esecutivo.

Il giudice del canone.

Con la sentenza che si annota, la Cassazione afferma anche il principio per cui il Giudice competente a decidere sulle controversie “patrimoniali” è quello civile.

Competente a pronunciarsi nelle controversie che vedono coinvolto l’esercizio del potere pubblico, anche nella materia delle concessioni, è il Giudice amministrativo.

Da questo punto di vista, la materia delle OSP converge con quella delle concessioni demaniali.

Con la recente ordinanza n. 8475/2022 le Sezioni Unite hanno affermato lo stesso principio per quanto riguarda i canoni demani ed il “condono demaniale” (art. 100, DL 104/2020).

La prescrione del canone.

Il principio per cui il canone per l’occupazione di suolo pubblico ha natura non tributaria è costante in giurisprudenza, così come è consolidato quello per cui esso si prescrive in dieci anni.

Tale ultima affermazione è sempre stata giustifica dalla Cassazione facendo leva sul concetto per cui il canone trova fondamento nel provvedimento concessorio e nel susseguente contratto.

La Cassazione nega, inoltre, che il pagamento del canone possa assimilarsi al pagamento di un “affitto” (canone di locazione), siccome non si tratta di un importo da pagare periodicamente.

E’ un dato di fatto che tali concetti risalgono alla normativa precedente alla l. 190/2019, ma da questo punto punto di vista, la nuova disciplina non ha innovato alla precedente.

La responsabilità erariale.

In ogni caso in cui su faccia luogo a concessione di un bene pubblico, è compito dell’amministrazione concedente verificare i presupposti per il suo assentimento ed esigere il canone corrispondente.

La mancata esazione (anche parziale) del canone e la mancata verifica dei presupposti di assentimento della concessione può far sorgere in capo al funzionario competente una responsabilità erariale da minori entrate.

Questo principio è stato recentemente affermato dalla Corte dei conti (sez. Liguria, n. 8/2022) per quanto attiene ai canoni demaniali, ma trova applicazione ai canoni per occupazione di suolo pubblico.