Consiglio di Stato

Direttiva Bolkestein e piani urbanistici

Con sentenza del 6 ottobre 2022, n. 8564, la Sezione VI del Consiglio di Stato analizza i rapporti tra direttiva Bolkestein e piani urbanistici.

Nel caso di specie, il Comune di Bolzano aveva modificato d’ufficio il piano urbanistico comunale, relativamente all’individuazione del sito ove ubicare l’unico centro commerciale provinciale.

In base alla variante, la nuova area dove insediare tale centro commerciale era di proprietà delle società controinteressate in primo grado.

Tale stato di fatto veniva a favorire la posizione delle controinteressate rispetto ad altri soggetti potenzialmente interessati all’individuazione di un insediamento idoneo.

Il piano urbanistico alla prova della concorrenza.

Secondo il Consiglio di Stato, l’area, sulla quale insediare l’unico centro commerciale provinciale avrebbe dovuto essere scelta in seguito ad una procedura di evidenza pubblica.

La par condicio dei soggetti concorrenti, interessati alla candidatura delle loro aree, avrebbe dovuto essere garantita sin dall’inizio della procedura.

Ciò posto, i Giudici di Palazzo Spada affermano che la discrezionalità urbanistica e le relative forme procedimentali di pubblicità e trasparenza non rappresentano il solo parametro di legittimità delle scelte pianificatorie ove entrino in considerazione interessi economici rilevanti. In questi casi, infatti, l’amministrazione deve garantire “forme di evidenza pubblica che soddisfano le esigenze della par condicio”.

E’ a tal riguardo che il Consiglio di Stato ricorda che l’art. 12 della direttiva 2006/123/CE prescrive che

nelle ipotesi in cui il numero di titoli autorizzatori disponibili per una determinata attività di servizi sia limitato per ragioni correlate alla scarsità delle risorse naturali …., le autorità competenti applicano una procedura di selezione tra i candidati potenziali ed assicurano la predeterminazione e la pubblicazione, …., dei criteri e delle modalità atti ad assicurarne l’imparzialità, cui le stesse devono attenersi”.

I precedenti.

Non sono molti i precedenti in cui la giustizia amministrativa si è confrontata con il tema del rapporto tra direttiva Bolkestein e piani urbanistici.

Recentemente, con sentenza n. 4525 del 16 aprile 2021 era stato il TAR Lazio ad essere investito della tematica, ma la sentenza non si era soffermata sul punto.

In linea di massima, quanto affermato dalla giustizia amministrativa è che la pianificazione urbanistica non rappresenta di per sé uno strumento limitativo dell’accesso al mercato unico dei servizi, se non in ipotesi molto specifiche.

La dimostrazione del fatto che le previsioni pianificatorie sono un ostacolo alla libera prestazione di servizi è ad esclusivo carico del soggetto che sostiene tale tesi e deve essere fornita in modo rigoroso.

Nondimeno vi sono situazioni in cui la pianificazione urbanistica lascia dubitare delle effettive intenzioni dell’amministrazione comunale.

In primis, la Corte di Giustizia (Grande Sezione), con sentenza 30 gennaio 2018, ebbe ad affermare che al ricorrere di motivi imperativi di interesse generale i piani urbanistici possono prevedere limiti all’attività economica, in zone specifiche.

Anche a livello “nazionale”, la legittimità delle limitazioni alle attività economiche è stata affermata in Francia (Cass. 3e civ., 18 fév. 2021, n° 17-26156), in Spagna (Trib. Sup. Cont., sent. 75 del 2021) ed in Olanda (Council of State, 201900706/1/A1 – 19 February 2020).

Questa sentenza del Consiglio di Stato si colloca in un filone in parte innovativo, quanto a questo specifico aspetto, nel momento in cui valorizza l’aspetto concorrenziale come elemento potenzialmente rilevante anche a fini pianificatori.