Con sentenza T-647/17 dell’8 febbraio 2019, il Tribunale dell’UE ha annullato la decisione dell’EUIPO (l’Ufficio dell’UE che si occupa di tutelare la proprietà intellettuale ed anche i marchi comunitari) che avava disconosciuto alla Ferragni la possibilità di registrare a livello unionale il suo marchio. Il segno distintivo in questione è composto da elementi grafici e dal nome della influencer, “Chiara Ferragni”, appunto. Tale marchio era stato contestato da una società olandese, titolare del marchio “Chiara”, usato per commercializzare prodotti parzialmente coincidenti con quelli per i…Continua a leggere “Chiara Ferragni: via libera al marchio UE”

E’ pesante la scure che l’Antitrust ha calato sul capo della Domina Vacanze S.p.a., della Domina S.r.l., della Domina International S.a. e della Hit Hotel S.r.l. (altra società del gruppo): le sanzioni per il mancato rispetto della normativa in materia di multiproprietà alberghiera vanno da 60.000,00 a 160.000,00 euro.

Nello specifico, l’Autorità garante per la concorrenza ed in mercato, con provvedimento n. 27547  adottato nella adunanza del 30 gennaio 2019, ha ritenuto che la pratica commerciale posta in essere dalle sopra menzionate società fosse scorretta e tale da meritare le sanzioni anzidette. Fondamentalmente, “Domina” attraverso il sito domina.it, induceva gli acquirenti a ritenere che sarebbero dovenuti proprietari a pieno titolo di una “suite” presso un complesso alberghiero, suite che avrebbe poi potuto essere rivenduta, scambiata, prestata ad amici, “lasciata in eredità”, mentre invece il compratore acquistava il solo diritto ad usufruire della possibilità di soggiornare in una specifica unità abitativa, nei periodi individuati in un apposito regolamento, sempre previo pagamento della “TAA”, una “tariffa agevolata” della quale non vi è alcuna menzione nel messaggio diffuso via internet. Il sito, inoltre, riferiva della assenza di spese, ma, in realtà, il consumatore era tenuto al pagamento di varie spese fisse (l’IMU, le spese straordinarie, vari oneri condominiali), indipendentemente dal reale utilizzo della camera.

In conclusione, la pratica commerciale posta in essere ha dato luogo a forme di comunicazione commerciale ingannevoli circa le caratteristiche ed il costo dell’offerta di multiproprietà alberghiera.

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